La Stimolazione Magnetica Transcranica rallenta l'Alzheimer, nuove evidenze scientifiche

nov 15, 2022 - neurocare Italia

La Stimolazione Magnetica Transcranica rallenta l'Alzheimer

Il morbo d’Alzheimer genera molta sofferenza in chi ne è affetto e in chi se ne prende cura. Attualmente, non esiste una cura per l’Alzheimer e non sono del tutto note le cause scatenanti, ma la ricerca scientifica ha fatto grandi passi avanti soprattutto nell'indagine su terapie non farmacologiche.

Nell'ultimo studio condotto dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, in collaborazione con l'Università di Ferrara, è stato dimostrato che la stimolazione magnetica, applicata nell’area cerebrale del precuneo per 24 settimane, rallenta il declino cognitivo e funzionale nei pazienti affetti da Alzheimer in forma lieve-moderata, migliorandone anche l’autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane. Allo studio ha partecipato e collaborato anche la Dottoressa Marilena Minei del gruppo neurocare, in veste di psicologa esperta in neuropsicologia. Un risultato importantissimo che apre la strada a nuove prospettive terapeutiche per la malattia d'Alzheimer.


Morbo di Alzheimer in aumento, c'è urgenza di terapie per rallentarlo

Le demenze sono patologie che colpiscono la memoria e altre funzioni cognitive e comportamentali, interferendo in modo significativo con lo svolgimento delle attività quotidiane. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza neurodegenerativa e rappresenta la settima causa di morte al mondo.

Sempre secondo l’OMS, sono oltre 55 milioni nel mondo le persone che attualmente convivono con una forma di demenza e le previsioni raggiungono i 78 milioni di persone entro il 2030. In Italia, secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), più di un milione di persone soffre di demenza, di cui oltre la metà di Alzheimer.

I progressi della ricerca scientifica sulle terapie per l’Alzheimer

Sebbene l'età sia il più importante fattore di rischio noto per l’Alzheimer, questa malattia non va considerata una manifestazione fisiologica dell'invecchiamento. Attualmente, le conoscenze sulle cause scatenanti dell’Alzheimer sono limitate, così come non esiste una cura. Nonostante ciò, nell’ultimo decennio la ricerca scientifica ha compiuto grandi passi avanti, sul piano sia preventivo sia diagnostico.

In particolare, nell’ultimo decennio si è intensificata la ricerca scientifica sulle opzioni terapeutiche non farmacologiche per il trattamento dell’Alzheimer, come le tecniche di neuromodulazione non invasiva. Tra queste le principali sono la Stimolazione Magnetica Transcranica e la Stimolazione Elettrica Transcranica.

Che cos’è la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS)

La Stimolazione Magnetica Transcranica o TMS è una tecnica di neuromodulazione non invasiva e non farmacologica. La TMS funziona posizionando sul capo del paziente una bobina magnetica che va a stimolare in modo circoscritto alcune zone specifiche del cervello. Stimolando le aree cerebrali compromesse, si è in grado di intervenire sulla sintomatologia di determinate patologie psichiatriche o neurologiche.

La terapia è talvolta chiamata anche rTMS, stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, perché i protocolli prevedono più sessioni ripetute nel tempo.

La stimolazione magnetica è un trattamento assolutamente indolore e non richiede anestesia né ricovero ospedaliero. Ad oggi non sono stati riscontrati effetti collaterali legati, a parte un lieve mal di testa focale. A differenza della terapia Elettroconvulsiva (ECT), meglio nota come Elettroshock, non vengono provocate convulsioni e non esiste il rischio di indurre perdita di memoria.

La stimolazione del precuneo per rallentare l'Alzheimer, uno studio della Fondazione Santa Lucia di Roma

I pazienti affetti dal morbo di Alzheimer presentano delle alterazioni principalmente dell’area cerebrale del precuneo, particolarmente coinvolta sin dalle prime fasi della malattia.

In un recente studio condotto dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, in collaborazione con l'Università di Ferrara, è stato osservato che, andando ad applicare la stimolazione transcranica nell’area del precuneo, è possibile rallentare il declino cognitivo e funzionale determinato dalle alterazioni di questa regione cerebrale.

Per svolgere lo studio, sono stati selezionati pazienti tra i 50 e gli 85 anni, di ambo i sessi, affetti da demenza lieve-moderata dovuta alla malattia di Alzheimer, in cura farmacologica da almeno sei mesi.
I pazienti sono stati divisi, in modo casuale, in due gruppi. Una metà ha ricevuto la stimolazione del precuneo, mentre l'altra ha ricevuto un trattamento di rTMS sham, e cioè un trattamento simulato, che ha consentito di verificare l’efficacia della terapia aldilà della risposta data dal placebo.  

L’arruolamento dei pazienti, le valutazioni cognitive, la registrazione e l'analisi dei dati neurofisiologici sono state eseguite da neurologi, neuropsicologi e neurofisiologi in cieco rispetto all’assegnazione del trattamento, e cioè senza sapere quali pazienti hanno ricevuto la rTMS e quali il trattamento sham.  

Il trattamento è stato somministrato per 24 settimane. Durante la fase intensiva, nelle prime due settimane, la rTMS è stata somministrata quotidianamente, mentre nella fase di mantenimento, nelle 22 settimane successive, una volta a settimana. Durante la ricerca, i pazienti non sono stati impegnati in alcun programma di riabilitazione cognitiva.

La rTMS rallenta il declino cognitivo e migliora l'autonomia in pazienti con Alzheimer lieve-moderata

I pazienti che hanno ricevuto la rTMS hanno mostrato un declino quasi nullo nel parametro primario preso in considerazione nella ricerca per valutare il grado di demenza (Clinical Dementia Rating Scale–Sum of Boxes). Chi ha ricevuto la RTMS ha presentato quindi un chiaro vantaggio rispetto a chi ha ricevuto il trattamento fittizio. I pazienti che non hanno ricevuto rTMS infatti hanno visto un peggioramento e un avanzamento della demenza.

Inoltre, sono stati riscontrati effetti positivi della stimolazione magnetica anche sulle funzioni cognitive e sul declino funzionale. Infatti, è stato osservato un miglioramento dell’autonomia dei pazienti trattati con rTMS nello svolgimento di azioni quotidiane. Questo suggerisce che,  nelle prime fasi della malattia di Alzheimer, la rTMS possa essere utilizzata come trattamento dei disturbi sia cognitivi sia funzionali.

Tutti i pazienti durante lo studio hanno ricevuto il trattamento farmacologico standard per la malattia di Alzheimer lieve-moderata. Pertanto, la stimolazione magnetica è da considerarsi come una valida integrazione terapeutica al trattamento farmacologico. 

Prospettive future di trattamento con Stimolazione Magnetica Transcranica dell'Alzheimer lieve-moderata

Il tasso di rispondenti al trattamento è stato del 68% nel gruppo che ha ricevuto la rTMS e del 34% nel gruppo che ha ricevuto il trattamento sham. Questa percentuale elevata è simile a quella riportata negli studi clinici sulla rTMS per la depressione, che è attualmente approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) e coperta dalle assicurazioni sanitarie negli Stati Uniti e in altri Paesi. 

La Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva applicata all'area cerebrale del precuneo potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico per la malattia di Alzheimer di grado lieve-moderato. La rTMS può ridurre la progressione del declino cognitivo e ritardare la compromissione dell'autonomia nello svolgimento di attività quotidiane.

Un'ulteriore personalizzazione del piano terapeutico e interventi più lunghi potrebbero aprire la strada a una nuova classe di trattamenti non farmacologici per la malattia di Alzheimer.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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